Gino Nalini

GNP_0192Born in Merano (South Tyrol, Italy) Gino came to Australia in 2002 a change which saw his passion for travel, people and photography integrate.

He has a natural talent to connect with a truth, a raw honesty, creating a depth and style which sees him capturing the true essence of the subject on camera. He believes everyone has that place in them of absolute beauty where what they feel inwardly is expressed purely through the light in their eyes.

” I realize success when a picture captures not only the memory, but the spirit, the vulnerability, the smell of the environment. I like to shoot people’s passion, their inner beauty, their story, what they have to teach. From them I learn, from what I see through the lens. Capturing the life of the subject, framed in the stillness of a moment.”

When Gino captures his subjects essence, he knows they are at that very moment living in the here and now, their mind isn’t in the past or the future. “I am only satisfied when I’ve captured people at this crucial moment, as fleeting as that may be; I always get to that place of connection” Gino’s unique Italian style has seen his work featured in Italian and Australian magazines and books.

His work was featured in an eight page spread in the prestigious photography cool culture magazine Black+White. Gino holds a strong presence in Italy and he is regularly commissioned as official photographer for special events. “My favorite picture is the picture I am going to take tomorrow!”

Gino Nalini

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Gino Nalini

GNP_0192

Nasco il 2 settembre del 1964 a Merano.
Ho trascorso l’infanzia come quasi tutti i bambini di Maia Alta (non quelli ricchi !), diciamo come tutti i bambini che bazzicavano la zona di Lazago.
Ricordo le mille avventure lungo il fiume Passirio … in estate lo sfidavamo col materassino ! Ho imparato a nuotare nelle vasche del mitico Fritz…
In inverno ricordo le battaglie a palle di neve tra tedeschi e italiani. Ma non c’era troppa cattiveria … era comodo per fare le squadre ☺
E poi le slittate giù per i pendii che dal vicolo Lazago scendevano verso il Passirio. Addirittura mi ero creato una mini pista da sci ed un anello per lo sci da fondo. Da i 10 anni in su facevo quello che volevo ma se tornavo a casa troppo sporco mia madre me le mollava col battipanni !
A volte, mia madre , mi faceva qualche regalo insolito: un giorno di gennaio, mentre nevicava in maniera copiosa, mise un po’ di neve in un bicchiere e ci aggiunse del Vermouth. Mi disse : bevilo ma non dirlo a tuo padre! Fu il cocktail più’ buono di sempre!
Ringrazio, invece, mio padre che mi ha fatto amare la natura e lo sport. Mi dava consigli e soprattutto mi dava fiducia. Di rado mi diceva “bravo” anche se ero uno sciatore provetto. Di partite di pallavolo ne ho fatte tante ma ho visto mio padre solo una volta in tribuna per forse 5 minuti . Ma andava bene lo stesso: era fatto cosi ma sapevo che era fiero di me. Anche nel campo fotografico non si sbilanciava troppo nel giudicarmi: si comprò una Canon … dopo una settimana divenne praticamente la mia prima reflex ☺ Borbottava solo quando andava a ritirare le stampe da Vaccaro o da Daldossi… visto che il conto lo pagava lui.
Penso alla mia infanzia e … sorrido . Semplice ma piena di emozioni.
Come tutti i bambini ho giocato a pallone sia col Passirio che con l’AC Merano .
Volevo fare il portiere in quanto la corsa non era il mio forte… ma ero anche piuttosto coraggioso e tuffarmi non mi faceva paura. Ero un bambino timido e piuttosto introverso e questo un po’ ha danneggiato la mia carriera sportiva specialmente nello sci. Gareggiavo per lo sci club Avelengo fino alla fine della terza media. Poi la scelta di iscrivermi alle ITI di Bolzano ha fatto in modo di abbandonare lo sci agonistico … era per me impossibile allenarmi .
Nel 1978 l’Italia di pallavolo vinse la medaglia d’argento e cio’ mi spinse ad entrare nel mondo del volley. Assieme ad alcuni miei amici decidemmo di iscriverci allo Sport Club Meran/o, squadra nella quale ho sempre militato.
Ho giocato in tutte le categorie giovanili vincendo per 2 anni consecutivi il campionato provinciale Juniores. A 17 anni entrai a far parte della prima squadra che militava nel campionato regionale di C2.
Da giocatore ho partecipato a numerosi campionati regionali di serie C2 e D e ad un campionato interregionale di C1 . Ho anche allenato le squadre femminili dello SCM. Nel 1995 un grave incidente sugli sci mi costrinse a fermarmi per qualche mese a giocare a pallavolo . Ripresi l’anno successivo con la mansione di giocatore/allenatore della serie D. Ho allenato la prima squadra maschile portandola fino in serie C , dopodiché decisi di intraprendere la carriera di DS . Dissi addio alla pallavolo nel febbraio 2002.

Gli anni dal 78 al 84 passarono tra scuola (ITI di BZ dove mi sono diplomato in elettrotecnica) , pallavolo e anche un po’ di fotografia.
Nel 1985 arrivò la cartolina militare: scelsi di fare il carabiniere per evitare la noia ma anche il nonnismo della naia “normale”. Fu un anno “diverso” che non scorderò mai , pieno di episodi ed esperienze che mi hanno aiutato poi nella vita quotidiana.
Pochi mesi dopo il congedo partii per Bologna per il corso pre-assunzionale della Sip. Corso di 6 mesi che mi consentira’ di lavorare nelle centrali di commutazione della Sip (Telecom Italia).
In Telecom ho passato quindici anni in linea di massima piacevoli . L’ambiente non era male ed i colleghi di reparto si andava d’accordo. Spesso facevamo gite insieme in montagna sia in estate che in inverno. Il lavoro in se era interessante anche perché’ in quegli anni vi era il passaggio dall’analogico alla tecnica numerica, per cui ci si doveva aggiornare di continuo.
Gli anni dal 1987 al 2002 passarono piuttosto in fretta … sarà stata l’età oppure alle molteplici attività che svolgevo. Oltre al lavoro, giocavo ed allenavo a pallavolo e dai primi anni 90 la fotografia stava entrando prepotentemente a far parte della mia vita. In piu’ mi sposai nel 1992 con Laura Mautone. Il destino volle che il nostro matrimonio durasse come nella media nazionale: 7 anni ☹

La fotografia appunto….
Anche se ho passato alcuni anni col foto club Immagine di Merano mi considero un “puro” autodidatta.
Iniziai a fotografare paesaggi per poi passare ai ritratti e alla fotografia di moda.
I primi si trasformarono in reportage di viaggio : città europee , New York e per ben 5 volte l’Australia. Si , l’Australia… nel 1995 dopo la morte di mio padre ebbi il bisogno di andare il più lontano possibile….
Presentai i miei primi 2 viaggi in Australia in varie serate in Alto Adige , una delle quali fu a Merano (On the road again ).
Anche la famosa rivista Meridiani si interessò alle mie foto “australiane” ma con grande rammarico, le foto che la redazione selezionò non vennero pubblicate.
Nel libro intervista “Che cos’è la poesia ?”scritto da Laura Mautone, vennero pubblicati i miei primi ritratti (libro stampato nel maggio 2002).
Nel frattempo, tra gli anni 1998 e 2001, inizia il mio cammino nel mondo della fotografia per cosi dire fashion. L’incontro con Ingrid Mayr e Cristina Ferretti fu determinante. Con la Mayr mi occupavo di creare i book dei modelli/e che facevano parte della sua agenzia e con la Ferretti (che rappresentava l’Athesia) ho collaborato in vari progetti tra quali Miss Suedtirol come fotografo ufficiale (nel 2001 e nel 2007).
Durante gli anni 1998-2001 unire pallavolo-lavoro-fotografia stava diventando sempre più difficile… ed ecco che arrivò il momento della svolta.
Il 20 gennaio 2002, durante il mio quinto viaggio in Australia, incontrai Lisa, una ragazza di Sydney la quale cambiò per sempre la mia vita.
Ricordo il 2 marzo 2002 giorno in cui consegnai al mio capo della Telecom la lettera di dimissioni . Tutti pensarono che fossi impazzito. Quando però Lisa venne in Italia per conoscere la mia famiglia ed i miei amici…. Tutti pensarono che in fondo non ero del tutto impazzito…
Il 23 giugno 2002 dopo una stupenda festa d’addio, ci imbarcammo per la volta di Sydney, la mia nuova città, mia nuova vita.
Purtroppo nel 2006 un brutto male portò via Lisa per sempre. Fu dura restare,
fu dura continuare. Ma penso che sia stata l’esperienza di vivere a fianco di una persona cosi coraggiosa che mi abbia dato “la voglia”di continuare il mio cammino.
A livello fotografico penso di aver fatto dei buoni passi in avanti soprattutto dal 2006 fino ad oggi direi, in quanto ho avuto l’occasione di lavorare per diverse riviste australiane. Ma anche il confronto con altri professionisti mi ha dato lo spunto di creare vari progetti fotografici.
Il confronto è il miglior modo per crescere in qualsiasi ambito, perché’ non si è mai arrivati alla fine !
Nonostante la mia vita qui in Australia non sia stata sempre rosa e fiori… posso ringraziare il cielo perché’ riesco a fare quasi sempre ciò che amo e… amo ciò che faccio!
www.ginonaliniphotography.com

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Galleria Gabi Freitag Galerie

Gabi Freitag

Ich begann mit dem Gitarrenunterricht in der Mittelschule mit dem Traum, alle Lieder von Elvis Presley spielen zu können. Circa 1980 kam der Einfluss der Beatles über die erst neu gegründete Gruppe Quarrymen, deren Proben ich mir wöchentlich anhörte, bis man mir eines Tages sagte:“ Wenn du eine Gruppe willst, gründe deine eigene…“ Dieser Satz war der Anfang meiner musikalischen Tätigkeit. Da ich niemanden fand mit dem ich eine Gruppe gründen konnte, fing ich an, meine eigenen Lieder zu schreiben. Verschiedene Einflüsse wie Joan Baez, Bob Dylan u.a. Liedermacher aus den 60iger Jahren bewegten mich dazu, meine Texte „weltkritisch“ zu schreiben. Ich wollte mit meinen Liedern eine Nachricht vermitteln, den Leuten die Augen öffnen und wie meine Helden die Welt zum Besseren verändern. In den 80iger Jahren, glaube ich, war das Publikum an Liedermachern gewohnt. In Italien gab es sehr viele davon wie z.B. Fabrizio de André, Edoardo Bennato, Francesco de Gregori u.v.a.

Mit 16 Jahren gewann ich einen Wettbewerb organisiert von Radio Tirol und durfte in Berlin die Hansa Studios besuchen, eine Probeaufnahme und mehrere kleine Auftritte in verschiedenen Orten machen.
Nach der Rückkehr aus Berlin war es klar für mich, dass ich Musik ernsthaft machen wollte, wusste aber nicht wie anfangen. Der Sänger von Quarrymen, Walter Marth sagte zu mir:“ Du musst unbedingt zum Mike Frajria nach Meran..“ und so suchte ich im Telefonbuch die Adresse von Mike und präsentierte mich vor seiner Haustür mit meiner Gitarre unterm Arm (
im Jahr 1985). Somit begann unsere Freundschaft und Zusammenarbeit bis zum heutigen Tag. Mike war der berühmteste Musiker-Promoter und ein Name in der Südtiroler Musikwelt. Er arbeitete mit verschiedenen Gruppen zusammen und verschaffte mir einige Auftritte als Vorgruppe von z.B. die Skanners u.a. Mike und ich traten auch zusammen als Duo auf. Zur selben Zeit 1986 wurde ich zur ersten Liederszene eingeladen. Sie organisierten Konzerte in verschiedenen Städten Südtirols um neue Künstler vorzustellen und am Ende nahm jeder Teilnehmer in der Rai ein Lied auf das im Rai BZ gesendet wurde. Ich erinnere mich an die Stille und Aufmerksamkeit des Publikums während der Konzerte.
Die Auftritte fehlten nicht, aber was mich sehr störte war, dass man mir immer wieder sagte ich sollte in Deutsch singen, weil mein Englisch nicht gut genug war und das musste ich ändern.
Im November 1987 ging ich nach London. Der 6-jährigen Aufenthalt in London war durch die Zusammenarbeit mit vielen verschiedenen Musikern in London nicht nur lehrreich sondern hatte auch einen weiteren starken Einfluss auf meinen Musikstil und öffnete meinen musikalischen Horizont.
Nach der Rückkehr aus London im Jahr 1994 entstand die Gruppe “MIND THE GAB”, die als erste Südtiroler Gruppe die Region beim Rockfestival “AREZZO WAVE” vertrat und danach auch bei der Italientournee teilnahm. 
1997 veröffentlichte die Gruppe ihre CD “Natural High”- Eigenkompositionen von Gabi Freitag und Kurt Pixner – die in Südtirol sehr guten Anklang fand. Es war damals noch einfacher Auftritte zu organisieren und in Meran gab es auch Lokale die Live Musik anbot.
Nach Auflösung von MIND THE GAB (1999) kehrte ich wieder zurück zum eigenen musikalischen Ursprung und zwar akustische Gitarre und Gesang.
Es entstanden verschiedene Formationen, Duos mit Musikern wie Rolando Biscuola, Leo Scola und Mike Frajria. In diesem Zeitraum entstand auch die erste Zusammenarbeit mit Christine Plaickner.

2005 begannen die Aufnahmen für die Benefiz Cd „Cool Blue“, die am 22. Dezember 2005 veröffentlicht wurde. Die Idee für jedes Lied andere Musiker zur Aufnahme einzuladen entstand daraus, dass ich zugleich meine Musiker Freunde vorstellen wollte und es das Projekt sehr viel interessanter machte.

2006 Konzerte zur CD-Präsentation in der Region, die mitwirkenden Musiker:
- Gabi Freitag: 
- Christine Plaickner: Elekt. Piano – Querflöte – 2. Stimme 
- Lucia Suchanska-Musella: Cello 
- Rolando Biscuola: Akustische Gitarre – Elekt. Gitarre – 2. Stimme 
- Roby Mazzei: Bass – 2. Stimme 
- Giuseppe Alati: Schlagzeug
2007 entwickelte sich durch die Cd Präsentation das akustische Trio „Ladybirds“ mit Lucia Suchanska und Christine Plaickner

 

GABI FREITAG -Liederszene 1986

 

Franco D’Andrea

Franco D'Andrea
Franco D’Andrea

Marzo 2011 – di Gigi Bortoli

Oggi Franco D’Andrea, grande pianista jazz, uno dei musicisti più prestigiosi della nostra regione, compie 70 anni. Un compleanno importante anche sul piano artistico, che cade a ridosso dell’assegnazione conferitagli a gennaio a Parigi dall’Académie du Jazz quale «Musicista dell’anno», ma che corrisponde anche a 50 anni di musica sulla scena europea. Il giorno del compleanno D’Andrea lo spenderà nel preparare il concerto che domani lo vedrà di scena a Rimini con Dave Douglas. Ma il 14 marzo l’artista meranese sarà nella nostra regione, a Trento, dove si esibirà col suo quartetto e in trio (con Mauro Ottolini e Daniele D’Agaro e gust artist il batterista Han Bennink).  Franco D’Andrea, 70 anni di cui 50 di carriera. Da dove ha iniziato?  Belle cifre, certo. Mettiamola così: i 50 anni di carriera sarebbero in realtà 49 se li contiamo non dai primi passi di musicista qui a Merano ma dal primo concerto veramente da professionista. Era il 1962 al Festival di Bled (Lubiana) nell’allora Jugoslavia, dove era ospitata la residenza estiva del Maresciallo Tito. Lì conobbi il trombonista Albert Mangelsdorff. Ricordo che con lui feci anche una gita in barca. Al festival mi esibii in quartetto. Una formazione di matrice bolognese, tra cui c’era anche Lucio Dalla. Fu quello il primo concerto in cui il mio fu un ruolo inter pares con gli altri musicisti. Un ricordo che mi resta tenero, come teneri erano quei primi passi da professionista del jazz, il linguaggio della mia vita.  Quando ebbe la prima percezione di una certa notorietà nel mondo del jazz?  Anche in questo caso un concerto. Nei primi anni Settanta, a Bergamo, quando mi ritrovai a suonare con un Jean-Luc Ponty lanciatissimo, pieno d’energia. E per me averlo rincontrato a Parigi in occasione del premio conferitomi è stato un immenso piacere che mi ha fatto ripercorrere anni di musica al fianco di grossi personaggi e di elaborazione della mia musica. Quella stessa musica che mi avrebbe portato alla creazione del Modern Art Trio. Un punto chiave del mio percorso musicale. E di quel periodo mi resta stampato in mente un altro concerto con musicisti che hanno fatto un tratto della mia strada: Giorgio Azzolini e Franco Tonani.  Una gemma nella sua carriera resterà il riconoscimento conferitole a Parigi in gennaio.  È stato un momento magico. È anche difficile trovare le parole. Un fatto inatteso e per questo ancor più apprezzato. Quando poi cade a ridosso dei settant’anni forse puoi guardarti dentro e scoprire che, sì, la tua coerenza, la tua passione, la tua tenacia, ti hanno premiato. E tutto questo senza inseguire mode o facili chimere.  Lei nella nostra regione ha operato a diverse latitudini e in diversi abiti: come concertista ma anche come insegnate di Jazz. Che idea s’è fatto del pubblico e dei musicisti jazz?  Il pubblico c’è ed è competente. Sa cogliere anche passaggi jazzistici che guardano in avanti. Di riflesso anche i musicisti sono cresciuti e altri stanno crescendo. Come insegnate al Conservatorio di Trento per tanti anni è un fenomeno che ho toccato con mano. E anche l’esperienza meranese dell’European Workshop, che celebrerà i 10 anni quest’anno, testimonia di questo interesse per il jazz. È un processo necessariamente lento – il publico è composto spesso da giovani e giovanissimi – ma la crescita e il ruolo culturale che rappresenta quest’esperienza non potrà che portare buoni frutti.

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Galleria Lucia Suchanska Galerie

Essere in debito con la fortuna .
Non ho mai avuto la vita semplice, ma mi sono sempre arrangiata. Ho sempre tirato avanti con tante difficoltà, e nonostante questo, devo comunque riconoscere che sono una donna fortunata.
Settembre 1997.
Non mi dimenticherò mai il viso rigato di lacrime di mia mamma che mi salutava dal binario. Io tornavo a Bratislava all’ Università, e l’unica cosa che poteva consegnarmi erano 40 corone. Era tutto ciò che mi portavo in tasca. Pensate che un pacchetto di sigarette ne costava 30!!!
Purtroppo quel mese i miei potevano darmi solo quello. Non mi ricordo con che stato d’animo ho affrontato questo, ma mi ricordo, che ce l’ho sempre fatta. Era arrivato novembre e io già da 2 mesi pulivo gli appartamenti delle vecchie signore benestanti per mantenermi gli studi.
Verso la fine del mese mi trovavo ad un concerto alla sede della Radio, non mi ricordo più cosa ho sentito, ma ho rivisto il direttore d’orchestra con il quale ho lavorato durante l’estate, e anche una mia ex collega che non vedevo da un po’, tra i primi violini.
Appena finita la prima parte, sono sgattaiolata verso il backstage per parlare con lei. Le ho apertamente chiesto se non hanno bisogno di “chiunque” in orchestra. Una che mette gli spartiti sui leggii, o una che archivia …. insomma, cercavo un lavoro un po’ più appagante.
Passa il direttore d’orchestra, mi saluta per nome e mi stringe la mano. Lei non si perde d’animo e spiega la mia richiesta…
Rientro in sala, agitata, perplessa, sorpresa di me stessa, ma anche felice.
Sono stata invitata al concorso lunedì … dopo 3 giorni !!!! … suonare per prendere il posto che si libererà proprio quel giorno.
Fortuna, coraggio, sfacciataggine ??? Forse … ma devo tutto alla MIA fortuna.

… il mio lavoro è il mio hobby, il mio hobby è il mio lavoro e mi pagano per fare qualcosa che farei nel mio tempo libero se non lo facessi per lavoro.
Ma facendolo nel tempo libero, non lo farei mai così …(Lucia)

altri racconti – andere Erzählungen

 

Lucia Suchanska  – Violoncello