Luigi (Gigi) Bortoli

gigi-a-radio-maia-1970“Così particolare nel suo improvvisato arredamento, la stanza! Carica di cose: libri, dischi, fotografie e quadri, alle pareti, e altri oggetti ornamentali. Un luogo della fantasia. Una fotografia in bianco-nero dalle tonalità color seppia, di una giovane coppia affacciata ad un vecchio abbaino. Forse per la prima volta una generazione era animata da un istintivo radicalismo nei confronti di un mondo, che sarebbe stato scoperto lentamente in tutte le sue contraddizioni. Ben lontano dalle regole educative apprese a scuola e in famiglia. I miti non furono più quelli scolastici dell’Olimpo greco, ma diventarono ben presto la Rivoluzione culturale di Mao, il Movimento studentesco, Che Guevara. Mitici furono, anche i Beatles, non tanto, o solo, sul piano musicale, ma piuttosto per quella loro ventata, portatrice di nuove idee, di nuova cultura. La politica avvicinò a Bob Dylan. O Bob Dylan portò alla politica? Anni in cui tutto era messo in discussione, quelli! Era una generazione timida, indecisa. Impregnata d’insicurezza, che rasentava il timore, la paura. Eppure era tenace. Cosciente di dover affrontare una gran rottura con gli stili e il modo d’essere dominanti. Un popolo giovanile che aveva preso coscienza dell’importanza della politica, ma che più tardi sarebbe stato sbeffeggiato da un riflusso conservatore spietato. I giovani d’allora si sentivano parte attiva di un gran movimento politico. Pensavano d’aver afferrato il senso stesso della vita.” – Gigi Bortoli

alla galleria Luigi Bortoli – zar Galerie Luigi Bortoli

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